Joby Warrick

PER il premio Pulitzer Joby Warrick, "ora per gli Stati Uniti la situazione è davvero complicata. Perché non sanno cosa più fare. Durante la sua recente visita a Riad, Trump ha commesso un errore a prostrarsi così verso i sauditi e gli altri alleati sunniti". Il pluripremiato giornalista americano del Washington Post, autore del saggio Bandiere nere, la nascita dell'Isis (La Nave di Teseo), ha le idee molto chiare sulla intricata vicenda dei Paesi del Golfo che ieri hanno defenestrato il Qatar.



Warrick, in cosa ha sbagliato Trump?

"Il presidente è un esempio di come possa essere pericolosa una politica estera così radicale e ingenua. Eppure in Iran adesso i leader moderati hanno sempre più consenso. Gli Stati Uniti dovrebbero mediare in scenari così spinosi come il Medio Oriente. Invece, dopo la visita di Trump, forse i sauditi si sono sentiti ancora più giustificati a compiere una mossa così radicale contro il Qatar. Così la guerra tra sciiti e sunniti sarà sempre più sanguinosa e durerà ancora molte generazioni".



Riad accusa il Qatar di sponsorizzare il terrorismo.

"Che il Qatar abbia appoggiato il terrorismo non è un'affermazione falsa. Ma se lo dice l'Arabia Saudita, diventa piuttosto ridicola, oltre che ipocrita". Perché ipocrita, Warrick? "Perché l'Arabia Saudita da molto tempo diffonde in tutto il mondo il wahabismo (un ramo radicale del sunnismo, ndr), e cioè una visione decisamente estrema dell'Islam tramite le sue madrasse e i centri che ha aperto nei vari continenti, ingrossando il fondamentalismo. L'Isis, come a Raqqa in Siria, utilizza libri di testo delle scuole saudite. Almeno ideologicamente, c'è una visione religiosa radicale molto affine".



L'Arabia Saudita non ha mai fatto mistero di appoggiare i gruppi jihadisti anti Assad in Siria. Il Qatar, invece?

"Paesi come Qatar e Kuwait non hanno mai apertamente sostenuto i gruppi terroristici. Ma certo in maniera indiretta hanno finanziato e appoggiato formazioni come Al Nusra in Siria, e cioè Al Qaeda, nonostante il restyling di quest'ultima. Doha, soprattutto all'inizio della guerra civile, ha pensato che sostenere i jihadisti fosse la cosa migliore contro Assad".



Tra questi jihadisti c'è anche l'Isis?

"Difficile dirlo. Nessuno approva pubblicamente l'Isis. Ma sulla vicinanza ad Al Qaeda non ci sono dubbi".



Quali sono le vere motivazioni dell'editto dei paesi del Golfo contro il Qatar?

"Soprattutto strategiche. Sono sunniti come loro, ma per i sauditi, i qatarini sono sospetti, perché giocano su più tavoli, e negoziano con paesi o entità per loro demoniaci come l'Iran o i Fratelli Musulmani in Egitto, sostenuti da Al Jazeera, la tv panaraba di Doha. Il terrorismo c'entra poco. È una battaglia tra "vicini di casa". E l'America rischia di esserne risucchiata".